Se i tuoi amici non ti sopportano perchè continui a citare frasi tratte da film...sei un MOVIE JUNKIE.
Se il dilemma della giornata è che film guardare o riguardare...sei un MOVIE JUNKIE.
Se metti da parte i soldi per andare al cinema ripetute volte...sei un MOVIE JUNKIE.
Se passi la notte in bianco per guardare gli Oscar..sei un MOVIE JUNKIE.
Se l'unico passo della Bibbia che conosci è Ezechiele 25:17...sei un MOVIE JUNKIE.
Se sei stufo di prestare dvd ma non riesci a farne a meno "per diffondere il buon cinema"....sei un irrecuperabile MOVIE JUNKIE.
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lunedì 3 novembre 2014

Venezia 71: L'anno del Piccione


Un cinefilo veneziano passa l’estate in un’attesa che sembra interminabile: la pubblicazione del programma ufficiale della Mostra del Cinema. Le voci di corridoio fomentano grandi nomi e si fanno meticolosi conti sull'uscita prevista delle pellicole più attese, illudendosi in una possibile anteprima proprio nella nostra città.  Per la 71ͣ edizione della Mostra del Cinema le aspettative erano davvero allettanti, prima di leggere,con grande sgomento,  un programma scarno e confuso. La Mostra di quest’anno doveva ancora iniziare e si sentiva già la mancanza di quelle grandi promesse non mantenute, l’assenza di Anderson, Nolan e Fincher. Non si può denigrare un evento solo perché non sembra all'altezza delle aspettative, ovviamente, ma l’aria che si respirava durante la prima delle giornate veneziane era tutt’altro che ottimista.
Ma fortunatamente, come un fulmine a ciel sereno, il film d’apertura porta un’ondata di consensi e di speranza; Birdman, di Alejandro Gonzalez Iñarritu, è il cocktail perfetto per fa ripartire la Mostra con il piede giusto.  Il primo red carpet è un successo: Emma Stone incanta con un elegante abito verde, Edward Norton riprende i fan con il suo iphone, Michael Keaton e il regista concedono qualche autografo. Tutto in gran stile hollywoodiano, cosa quasi ironica visto che proprio questo effetto “divistico” è la tematica sulla quale Birdman vuole farci riflettere. Il lavoro di Iñarritu si rivela essere una brillante prova registica e attoriale e, come film d’apertura, dà inoltre il via a dei temi che ritorneranno nelle proiezioni dei giorni successivi: la celebrità vista come “prigione” si traduce in una sorta di solitudine anche in The Humbling, in cui un grandissimo Al Pacino interpreta un attore in declino.
L’eclettico Pacino è il cavallo vincente di Venezia 71; oltre al film diretto da Barry Levinson, presenta anche l’introspettivo Manglehorn di David Gordon Lee, ulteriore prova recitativa che lo conferma una leggenda vivente.
Pochi, però, gli altri picchi salienti di questa edizione, probabilmente per la mancanza di film eccezionali. Per quanto quest’anno il festival possa esser sembrato difficile la digerire, contestato per la poca affluenza e addirittura additato come evento in declino, conserva lo stesso degli elementi interessanti.
Si percepisce comunque quella nota di anticonformismo, rendendo quest’edizione imperfetta sì, ma allo stesso tempo coraggiosa.
Una Mostra che prova ancora ad osare, come testimonia l’anteprima di Nymphomaniac-Director’s cut, scelta molto rischiosa visto l’argomento controverso, ma in grado di attirare l’attenzione soprattutto per l’arrivo imprevisto di Uma Thurman.
Si confermano le scelte non convenzionali per il Leone d’Oro,  assegnato a A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence del regista svedese Roy Andersson, acclamato da pubblico e critica per il suo umorismo nonsense e per la sua spiazzante originalità.
Venezia può aver anticipato Toronto in alcune scelte poco commerciali, nel programma presentato da Alberto Barbera si intravede questa voglia di intrigare il pubblico ma il tutto appare quasi forzato, con il rischio di annoiare e infastidire lo spettatore. Ecco che paradossalmente i film più apprezzati non sono stati i polpettoni sperimentali, ma quelli dai toni leggeri come Burying The Ex e She’s Funny That Way.

Bisogna quindi guardare in faccia la realtà: quest’edizione ci conferma che la nostra Mostra non è più il trampolino del cinema d’autore americano e, quando in futuro ripenseremo a Venezia 71, sarà difficile ricordarlo davvero per qualcosa in particolare…ma forse solo come “l’anno del Piccione”.

sabato 13 settembre 2014

Say Hello to my Little Friend: Al Pacino a #Venezia71

Ogni anno arriva quel magico periodo in cui sembra di vivere in un mondo parallelo, per dieci giorni ci si nutre di film e si scambiano (o almeno ci si prova) parole più o meno sensate con attori e registi...in poche parole, si respira aria di cinema. Ma come tutti i sogni, in men che non si dica il mio paese dei balocchi rosso fuoco svanisce...eh già, è passata una settimana e ancora non mi sono ripresa dalla fine della Mostra del Cinema di Venezia.

Voglio ripercorrere con voi, un post alla volta, questa Mostra dal mio personalissimo punto di vista...tra photobomb a Tim Roth, comparsate impreviste di Uma Thurman, film assurdi (talvolta agghiaccianti) e lunghe attese, spesso ricompensate. Mi sembra d'obbligo aprire questo "diario cinefilo" con le mie avventure con Al Pacino!



In primis, devo anticipare il legame che c'è tra me, Al Pacino e la Mostra del Cinema. Alla 61 edizione del Festival Robert Redford presentava Il Mercante di Venezia ed io ero una ragazzina di 14 anni in preda alle crisi ormonali per Colin Farrell, che puntualmente non si presentò al "nostro appuntamento" dietro le transenne delle conferenze al Lido. Con mia bellissima sorpresa (all'epoca non ero informata come ora riguardo agli ospiti attesi) in quei giorni di lunghe attese mi ritrovai davanti due leggende; Robert De Niro (in veste di doppiatore per Shark Tale) e Al Pacino. All'epoca non mi rendevo davvero conto dell'immensità di questi duo personaggi, ma rimasi colpita dalla gentilezza di Pacino nel firmare allegramente il mio misero fogliett con il suo scarabocchio "Al", mentre De Niro sembrò molto schivo e scocciato (sigh).

Con mia grande sorpresa e, finalmente, consapevolezza Al tornò nel 2011 per presentare Wilde Salomé, documentario sull'opera di Oscar Wilde con Jessica Chastain nei panni della controversa principessa. Fu durante quell'edizione che mi portai a casa una grandissima soddisfazione: il dvd di Scarface, uno dei miei film "feticcio" per eccellenza, autografato da Brian De Palma e Al Pacino.


Ma arriviamo ai giorni nostri.... (oddio, quanto mi sento vecchia!)

Il 30 settembre era segnato sul mio calendario come l' AL PACINO DAY, l'attore infatti sarebbe stato alla Mostra con ben due film: Manglehorn (in concorso) di David Gordon Green e The Humbling (fuori concorso) di Barry Levinson. Da giorni ero elettrizzata e i miei compagni cinefili Mostri del Cinema non mi sopportavano più. Ero determinata a fare il possibile per avere degli incontri ravvicinati con il grande Al, ancor più motivata rispetto agli anni prima visto che in più occasioni mi aveva dato grandi soddisfazioni. 
Dopo essermi attrezzata per bene con i dvd de Il Padrino parte II, Serpico e Quel Pomeriggio di un giorno da cani (i miei preferiti!) ha inizio l'epopea: sveglia all'alba, vaporetto poco dopo le 6 del mattino con i controllori ancora in dormiveglia e incontro con gli altri Mostri del Cinema assonnati quanto me. Collasso davanti al red carpet per qualche ora, fino alle notizie da parte dei fotografi riguardo agli orari delle conferenze. Di colpo ci svegliamo, in una sorta di euforia, ci sistemiamo in modo da non sembrare degli zombie e ci appostiamo tatticamente nella zona delle conferenze stampa. L'attesa è infinita e il caldo che tanto aspettavamo nei giorni precedenti si inizia a far sentire proprio in quel momento. L'orario dell'inizio della conferenza si avvicina e passa chiunque, davvero chiunque, ma l'ospite tanto atteso è in ritardo. Ma, quando iniziavamo a perdere forze e speranze, un boato preannuncia il suo arrivo....ed ecco che ci ritroviamo abbagliati dalla comparsa di un paio occhiali da sole specchiati di un blu intenso seguiti da lui, il mitico Al Pacino. La sua presenza illumina il Lido, scherza con i fotografi e saluta i fan, ma si vede che ha fretta. Temendo il peggio e assorta da un raptus di follia urlo a squarciagola, non ricordo nemmeno bene cosa. Al Pacino mi si avvicina, mi prende le guance con la mano e, con un buffo faccione, esclama: "I love you too". Le urla di delirio che potete ben immaginare sono immortalate in questa splendida chicca ripresa da Wall-Yle.




Attimi di dodicenne follia, lo ammetto pubblicamente..Ma cercate di comprendermi. 
Le conferenze di Manglehorn e The Humbling sarebbero durate all'incirca un'ora e mezza perchè Pacino era atteso per un servizio fotografico all'Excelsior e, subito dopo, ci sarebbe stato il red carpet per il film del simpatico David Gordon Green. La decisione più saggia era quella di aspettarlo all'uscita, sperando che si fermasse qualche minuto in più. Direi che le nostre aspettative sono state superate... e questo scatto descrive perfettamente quel meraviglioso momento :)


Al Pacino si è dimostrato disponibilissimo anche durante i red carpet per le premieres dei due film, dimostrando di essere, oltre che un gran attore, anche un vero e proprio gentleman. Molti "divi", a parer mio, dovrebbero prendere esempio da lui.


Il destino, infine, ci ha fatti incontrare un'ultima volta...in una situazione al limite dell'assurdo. Il giorno seguente ci stavamo recando ingenuamente nei bagni dell'Excelsior quando, improvvisamente, sentiamo delle urtla provenire dalla Darsena...scendiamo e ci ritroviamo davanti di nuovo LUI! Purtroppo la situazione era piuttosto caotica e, rimbalzando tra un bodyguard e l'altro, sono riuscita a strappargli solo un ultimo saluto...nella speranza, però, di rincontrarlo al più presto!


Oltre a questi memorabili incontri, ho assistito alla proiezione di The Humbling, che ho trovato deliziosamente brillante e al quale dedicherò uno dei prossimi post.