Se i tuoi amici non ti sopportano perchè continui a citare frasi tratte da film...sei un MOVIE JUNKIE.
Se il dilemma della giornata è che film guardare o riguardare...sei un MOVIE JUNKIE.
Se metti da parte i soldi per andare al cinema ripetute volte...sei un MOVIE JUNKIE.
Se passi la notte in bianco per guardare gli Oscar..sei un MOVIE JUNKIE.
Se l'unico passo della Bibbia che conosci è Ezechiele 25:17...sei un MOVIE JUNKIE.
Se sei stufo di prestare dvd ma non riesci a farne a meno "per diffondere il buon cinema"....sei un irrecuperabile MOVIE JUNKIE.
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martedì 8 aprile 2014

Recensione: Parkland - mosaico incompleto del caso Kennedy

Titolo: Parkland
Regia: Peter Landesman
Cast: Paul Giamatti, Zac Efron, Billy Bob Thornton, Jacki Weaver, Tom Welling
Anno: 2013

Ciao Movie Junkies! Prima di tutto mi scuso per l'assenza, mi sono dileguata a Londra per un po' ma non ho dimenticato il nostro amato cinema...anzi! Ho comprato una sorta di "diario cinefilo" nel quale appunterò ogni commento a caldo durante la visione dei film...quindi aspettatevi molte succose recensioni ;)

Nel frattempo vi lascio il mio parere su Parkland, film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e successivamente trasmesso su Rai Tre per celebrare i 50 anni dalla morte di Kennedy. Leggendo tra i vari nomi del consistente cast capirete già che qualcosa stride; affiancati a grandi attori quali Paul Giamatti e Jacki Weaver spuntano i bambolotti Zac Efron e Tom Welling. Non sono una loro sostenitrice ma ci ho provato, ho tentato di dare loro una chance con questo film apparentemente impegnato (rispetto alla maggior parte dei loro lavori precedenti). Diciamo che la mia opinione su di loro non è variata...da capitano della squadra di basket a medico intento a salvare Kennedy, qualche emozione diversa sarebbe stata gradita sul bel visino di Zac! Non voglio annoiarvi con ulteriori ciance, ora sta a voi giudicare!


Il 22 novembre 1963 viene ucciso il presidente Kennedy a Dallas, lasciando l’America sotto shock. Peter Landesman sceglie di parlare delle vicende umane che circondano il tragico avvenimento, concentrandosi sulle storie di diversi personaggi direttamente o indirettamente legati ad esso. Appaiono così il punto di vista e le reazioni dei medici del Memorial Hospital Parkland, nel quale è stato ricoverato il presidente dopo l’attentato, dei servizi segreti, della famiglia dell’assassino, lasciando spazio anche alle vicissitudini di Abraham Zapruder, l’unica persona in  possesso delle riprese della sparatoria. Con il susseguirsi di questi episodi, presentati in maniera frammentaria, vi è il tentativo di raccontare la drammaticità dell’accaduto in senso ampio; nel voler dar voce a queste diverse realtà, però,si finisce per spiegarle in modo sbrigativo e talvolta un po’ confusionario, cadendo in qualche cliché.
Parkland è un film corale, la moltitudine dei personaggi presenti in scena e la mancanza di uno spessore psicologico nella maggior parte di essi fanno sì che si eclissino l’uno con l’altro, rendendo difficile l’empatia da parte dello spettatore e limitandone quindi il coinvolgimento.

Peter Landesman è riuscito nell’impresa di raccontare alcuni aspetti interessanti e curiosi del caso Kennedy, manca però la scintilla, quel particolare che emoziona davvero; Parkland si ferma alla superficie, mentre avrebbe potuto evitare qualche forzatura da “americanata” e scavare di più in queste piccole grandi storie. 


VOTO MOVIE JUNKIES: 6.5/10


venerdì 28 febbraio 2014

Recensione: Gravity - lo spazio come specchio dell'anima

Titolo: Gravity
Regia: Alfonso Cuaron
Cast: Sandra Bullock, George Clooney
Anno: 2013


Ok, lo ammetto: a me Gravity non ha entusiasmato particolarmente. Non sono la fan numero uno di Sandra Bullock sul grande schermo (come persona, invece, la trovo adorabile!), ma non ero partita prevenuta, ve lo assicuro. Anzi, le mie aspettative erano fin troppo alte a causa dell'interessante Children of Men, forse è stato quello il mio errore iniziale. Questa premessa per dire che nello scrivere questa recensione ho cercato di essere il più obiettiva possibile. Buon viaggio ;)

                                     

Matt Kowalsky è un astronauta esperto, si diverte ad affrontare l’ultima delle tante operazioni di manutenzione, come se fosse un gioco. Al contrario, la scienziata Ryan Stone si trova spiazzata ad affrontare la sua prima missione nello spazio, le condizioni di salute dovute al viaggio non la aiutano, ma si dedica comunque a completare il suo lavoro. Il tono scherzoso di Matt rende l’atmosfera rilassata, amichevole, facendo dimenticare quanto inospitale possa essere il cosmo. Nello spazio è impossibile vivere, cita una frase all’inizio del film, le circostanze lo confermano. I due protagonisti si ritrovano travolti da una tempesta di detriti, che distrugge tutto ciò che hanno attorno. Ogni contatto con la terra sembra vano. Inizia così la loro lotta per la sopravvivenza in uno spazio così immenso, ma allo stesso tempo così claustrofobico, tale da trasmettere allo spettatore le stesse sensazioni di angoscia vissute dai protagonisti. L’ossigeno diminuisce rapidamente, l’obiettivo è quello di raggiungere un’altra base per tentare un ritorno sulla terra, ma solamente Ryan si ritroverà nelle condizioni per riuscirci. Le strade di Ryan e Matt si dividono, costringendo la dottoressa ad usare il suo istinto di sopravvivenza nella solitudine del buio sconfinato.
Gravity è un viaggio attraverso l’introspezione, le incertezze e le paure, ma anche una metafora sulla voglia di vivere e sulla forza di volontà. Ryan Stone passa dall’ essere una vittima, schiacciata dalla tacita violenza dello spazio (e del suo passato), per poi reagire, diventando così una guerriera. La speranza la guida nella strada verso la salvezza e verso un nuovo inizio. Il film gioca forse un po’ troppo su questi aspetti, tentando di instaurare nello spettatore una sorta di empatia con il personaggio interpretato dalla Bullock, ma questo legame si perde lungo il percorso e gli aspetti emotivi appaiono forzati. L’aria nostalgica e malinconica che pervade la seconda metà del film fa perdere quella sorta di autorevolezza delle scene iniziali, sminuendo in qualche modo la credibilità della sceneggiatura con il rischio di cadere in molti cliché.

Non per questo c’è da togliere un grande merito alla regia di Cuaron; la destrezza e la passione del regista messicano traspariscono in una grafica esplosiva, in grado di trasportare lo spettatore nell’inospitale ma incantevole spazio; le cronache televisive e gli altri film ce l’hanno raccontato, Cuaron ci ha accompagnati attraverso. 

VOTO MOVIE JUNKIES: 6/10

giovedì 27 febbraio 2014

Recensione: Locke - un uomo, una macchina e la cosa giusta da fare.

Titolo: Locke
Regia: Steven Knight
Cast: Tom Hardy
Anno: 2013



Forse a molti di voi il nome Steven Knight non dice molto. Se però vi nomino La Promessa dell’Assassino, superbo noir di David Cronenberg, e vi dico che la sceneggiatura è stata scritta proprio dallo stesso Knight, potrebbe iniziare a suscitarvi un certo interesse. Ecco,è proprio quello che è successo a me alla presentazione del film Locke a Venezia 70. Nel cast c’è il “bello e dannato” Tom Hardy, che nella sua carriera da attore ha fatto una scelta azzeccata dietro l’altra. Scopro che il cast fisico è composto esclusivamente da lui e che il film è ambientato in una macchina. Wow. La mia curiosità è alle stelle, e la vostra?




Un uomo in una Bmw guida nella notte, sicuro del cammino che sta percorrendo, ma soprattutto delle scelte che deve  prendere. Si allontana dalla sua vita soddisfacente, dalla famiglia felice che lo attende a casa per guardare una partita, dal lavoro sicuro nel quale è amato e rispettato. Nella solitudine di un’autostrada Ivan Locke abbandona tutto ciò che conosce, per confrontarsi con la propria coscienza, dirigendosi in un ospedale lontano da casa per dare un nome al figlio che sta per avere da una donna che non ama. Durante il tragitto si trova a dover gestire una serie di telefonate, attraverso le quali si confronterà con le problematiche causate dalla sua irremovibile decisione; dovrà affrontare l’argomento con la moglie, calmare la donna che sta per avere il figlio e monitorare a distanza il lavoro più importante della sua carriera lavorativa. Le voci degli interlocutori lo accompagnano al cellulare,tra incredulità, rabbia e delusione, in un intenso susseguirsi di dialoghi. Nel confrontarsi con le diverse sfaccettature della vicenda, Ivan Locke appare come un uomo deciso e onesto, ma nel profondo nasconde una forte fragilità, un vuoto che deve colmare. Con un perfetto equilibrio di silenzi, suoni, musiche e dialoghi, Locke di Steven Knight coinvolge, emoziona e fa riflettere. Tom Hardy regge la scena in modo incisivo per tutta la durata del film (un solo piano sequenza), riuscendo nell’impresa di stabilire un contatto con lo spettatore; durante la visione sarà difficile non appassionarsi al dramma personale di Ivan Locke.
Sebbene Locke sia stato presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, personalmente lo considero il vincitore morale della 70° edizione.

Il film uscirà nelle sale statunitensi il 18 aprile 2014 ma non si sa ancora niente riguardo alla distribuzione italiana. Però vi posso dire una cosa: guardatelo rigorosamente in lingua originale, nemmeno il doppiaggio più riuscito  riuscirà mai a rendere giustizia alle profonde sfumature dell’interpretazione di Tom Hardy. 

VOTO MOVIE JUNKIES: 10/10